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Inspiring Managers Everyday

A capo del polo d'innovazione più grande d'Europa

Riccardo Donadon, CEO & Founder — H-FARM

Il mondo cambia mentre lo attraversiamo: aspettare un disegno stabile significa non partire. Riccardo Donadon racconta il manager che corregge la rotta in movimento, lavora con gli agenti AI e riporta intuizione, bellezza e cultura umanistica al centro delle decisioni.

«Devi avere coraggio oggi, coraggio di entrare su questo mondo, cominciare a fare delle cose, non fermarti ad aspettare che sia chiaro il disegno, perché altrimenti non parti mai.»
Minuto 3:17
Innovation19 min
Intervista diMarta De Vivo
Riccardo Donadon in conversazione nella sede di H-FARM

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Riccardo Donadon ha costruito H-FARM partendo da una visione che il territorio e il mercato hanno impiegato tempo a comprendere. Oggi osserva un'accelerazione che non consente più ai manager di aspettare certezze: bisogna formarsi continuamente, entrare nel cambiamento e correggere la rotta mentre ci si muove. La conversazione va oltre la tecnologia. Donadon descrive l'AI come l'occasione per liberare introspezione, immaginazione e intuizione, e affida al manager un doppio compito: orchestrare conoscenza e valorizzare le persone.

In sintesi

Per Donadon il manager non deve prevedere un disegno stabile, ma formarsi, agire e correggere la rotta mentre il contesto cambia. Diventa un orchestratore di conoscenza e processi, capace di lavorare con gli agenti AI senza perdere l'essere umano. Nelle decisioni contano anche intuizione, bellezza e capacità di lasciare qualcosa.

Il coraggio è partire prima che il disegno sia chiaro

La prima competenza è tenersi in formazione continua: Donadon descrive un contesto in cui ogni notte viene lanciato qualcosa e il mattino dopo il mercato è già diverso. Ma informarsi non basta. Il manager deve avere il coraggio di entrare in questo mondo e cominciare a fare, senza aspettare che il disegno si stabilizzi. La differenza rispetto al passato è operativa: non si definisce una rotta da conservare per anni, ci si cala in uno scenario in movimento e la si aggiusta mentre ci si muove.

Gli agenti AI sono interlocutori, non il centro del progetto

Nel talento Donadon cerca due qualità insieme: la curiosità per leggere il cambiamento e la capacità di comprenderne la dinamica umana. H-FARM traduce questa idea in una formula concreta: bisogna saper lavorare con gli agenti AI come prossimi interlocutori, senza abbandonare l'essere umano che resta dall'altra parte del consumo, dell'utilizzo e delle relazioni. La tecnologia non sostituisce quel centro; deve aumentarlo e consentirgli di fare cose che prima non erano possibili.

Il manager diventa un orchestratore che si fa domande

A un CEO non serve presentarsi con tutte le risposte. Serve sapersi mettere in discussione di fronte a un mondo che cambia velocemente, fino a diventare imprenditore di se stesso. Donadon definisce la nuova funzione come orchestrazione di conoscenza, funzioni e processi: ogni attività va affidata a chi può completarla con maggiore efficienza, poi le informazioni vanno ricomposte. Il contrappeso è altrettanto importante: valorizzare le persone con cui si lavora per costruire lo sviluppo successivo dell'iniziativa.

Una decisione deve essere giusta, possibile e bella

Quando decide, Donadon parte da ciò che sente giusto, bello e realizzabile. La bellezza non è un ornamento: una cosa che non è bella, sostiene, non ha le gambe lunghe per arrivare lontano; le cose belle, fatte bene e con passione restituiscono qualcosa alle persone. Da qui deriva anche il peso che assegna all'istinto. Intuizione, immaginazione e capacità di vedere in proiezione sono competenze umane rimaste sottoesplorate mentre eravamo concentrati su attività più pratiche.

L'AI riapre lo spazio per un nuovo umanesimo

Per Donadon l'automazione delle attività ripetitive apre uno spazio raro: più tempo per introspezione, immaginazione e intuizione. Per questo la formazione non può essere soltanto tecnologica. H-FARM tiene insieme strumenti per muoversi nel nuovo contesto e una dimensione fisica e naturale, fino a reinserire manualità, gestualità e teatralità nell'offerta universitaria. Filosofia, etica e materie umanistiche tornano centrali perché la sfida non è produrre persone capaci di gestire l'AI, ma esseri umani capaci di fare bene le cose.

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