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Inspiring Managers Everyday

Dirigere un'azienda che si rivolge a milioni di giovani

Gabriele Maria Sada, CEO — ScuolaZoo

Guida da CEO un'azienda con diciotto anni di storia e un team di vent'anni più giovane di lui. Gabriele Maria Sada racconta i due errori che ha fatto da giovane manager, e la cosa che li ha corretti entrambi: spiegare sempre il perché.

«Bisogna proprio abbandonare quella concezione di manager gerarchico che impone la propria visione, dice cosa fare, dice quando farlo, dice come farlo. Perché altrimenti non ci sarebbe bisogno di chi lo fa.»
Minuto 1:39
Leadership37 min
Intervista diMarta De Vivo
Gabriele Maria Sada in conversazione negli studi Hirooks

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ScuolaZoo parla a una generazione che cambia più in fretta di quanto un'azienda riesca a riorganizzarsi, e lo fa da diciotto anni. Gabriele Maria Sada la guida come amministratore delegato con un team la cui età media è vent'anni più bassa della sua, e in questa conversazione è insolitamente preciso su cosa ha sbagliato: pensava che il manager fosse quello che deve sapere tutto, e non delegava mai. Quello che ne è venuto fuori è un modo di lavorare in cui l'unica cosa immutabile è la vision, e tutto il resto — formato, prodotto, canale — è conseguenza.

In sintesi

Per Sada il manager abilita invece di imporre: il business è una conseguenza delle persone che lo fanno, quindi il compito è metterle nelle condizioni migliori per lavorare. Lo strumento concreto è spiegare sempre il perché di una decisione e lasciare libere le persone sul come, perché chi capisce le ragioni raggiunge risultati che nessun obiettivo imposto ottiene.

Il manager abilita: il business è una conseguenza delle persone

Sada usa la parola "deve", e la sottolinea: il manager deve abilitare, cioè far sì che in azienda le cose possano accadere. E nella sua visione le cose accadono solo se ad essere abilitate sono le persone, perché il business è una conseguenza di chi lo compone e lo mette in pratica. Da qui la posizione sul manager gerarchico che impone la propria visione, dice cosa fare, quando e come: va abbandonata, e l'argomento che porta è il più semplice possibile — altrimenti non ci sarebbe bisogno di chi lo fa. Vale, precisa, per la maggior parte delle industrie ma non per tutte.

Spiegare il perché ribalta il paradigma

È la correzione che ha cambiato tutto. Ha smesso di preoccuparsi di come un obiettivo venisse raggiunto e ha iniziato a preoccuparsi di spiegare le ragioni dietro ogni scelta, assicurandosi poi che le persone avessero gli strumenti per arrivarci come volevano loro. Il motivo per cui è difficile è che ti costringe a due cose scomode: essere trasparente, e fare l'esercizio di interpretare davvero una decisione. È facile dire "dobbiamo venderne dieci"; spiegare perché dieci e non cento, perché neri e non viola, perché online e non in negozio, richiede informazioni che spesso chi dà l'ordine non ha. E quando non le ha, chi esegue diventa esecutore di qualcosa che magari non è stato nemmeno deciso, ma si è sempre fatto così.

Non condannare l'errore, o il conflitto non torna

Il conflitto in ScuolaZoo accade ogni giorno, e Sada lo considera quasi vitale: discussioni e conflitti sono fruttuosi solo quando le persone si sentono libere di dire la propria e di contestare una scelta. Il che significa che il momento decisivo non è la discussione ma quello che viene dopo. Dal conflitto può nascere l'idea migliore, e può nascere un fallimento; se quell'errore viene condannato, con conseguenze per chi aveva difeso l'idea, il conflitto non tornerà più, perché nessuno si sentirà libero di sbagliare. Il corollario è controintuitivo: bisogna preoccuparsi quando in azienda le discussioni non ci sono, perché vuol dire che l'ambiente non è sano.

Diciotto anni, una sola cosa immutabile

In diciotto anni sono cambiati il formato, il prodotto e il canale — nati da un blog, fra le prime pagine italiane su Facebook, fra i primi editori su TikTok quando l'editoria tradizionale stava appena arrivando su Facebook. Non è cambiata la vision, ispirare nuove generazioni, e Sada la tratta come cartina di tornasole operativa e non come cartellone appeso allo specchio del bagno. La conseguenza pratica è una rinuncia: non deve essere un quarantenne come lui a decidere cosa fare, perché la generazione a cui l'azienda parla è quella titolata a parlarci. Per questo il team ha un'età media vent'anni più bassa della sua.

L'algoritmo premia l'effimero, la credibilità no

Sulla scorciatoia del digitale è netto: basarsi sull'algoritmo dà una vittoria che dura le ventiquattro ore di una storia o le due settimane di un TikTok, e non costruisce nulla. Non che quelle metriche vadano ignorate — sono metriche del day by day, semplicemente non possono essere l'obiettivo. Credibilità e autorevolezza si costruiscono solo pensando al lungo periodo, e il risultato è una community che ti segue per quello che fai e per i valori che trasmetti, non perché glielo dice l'algoritmo, e che resta anche davanti ai tuoi errori. Il problema di oggi, dice, è che tante persone lavorano sul brevissimo periodo e non stanno costruendo niente sul lungo.

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